Tuesday, 22 December 2015

1rimo esserino - Masacarne

1° Esserino
"IL DRAGO PARLA"

Cercavo una ragione, un presupposto per incominciare a scrivere, giusto per i primi 2 minuti, che rompono il ghiaccio e il vento che accarezza muove le dita e il resto delle battute, allora ho scritto il titolo a caso e il caso mi porta ai ricordi, ma ancor più agli avvenimenti che devo capire, redimere e spingere fuori dall'ombra attraverso lo scrivere, troppi i progettti e i tetti danno calma, troppa per l'alma, la giornata diventa una salma, un ripetersi di un nulla tanto caro e bello ma troppo delicato. Bisogna aggredire le opportunità, buttarsi nei tempi incerti, anche se alcune canzoni anestetizzano, anche se gli amici insegnano che il momento va rilassato dalla condivisione di ogni cagata che passa per la testa. Anche se certe canzoni riportano indietro, nel sottofondo del dolore, del passato che stufa, stessa pasta, stesso sugo, stessa sostanza delle vecchie lacrime che asciugo.
Ieri ero ad un evento in cui si parlava di accoglienza, per una volta, un casinò interculturale e inter-religioso in cui nonostante l'interesse reciproco mi portava comunque a cercare il contatto più elementare, tante belle ragazze da accostare alle mie parole. Penso, che - invece gli amici che più caratterizzano il mio nascosto sono quelli con cui passo avventure, pazzie e spesso cadute, come se la crescita necessitasse di una ricaduta, del fallimento, che non lo è , visto sotto questo nuovo punto di vista. è un obbligo ad imparare, te dici dolce e magico, l'amico dice anestetizzante e passivo. Riapri gli occhi e all'improvviso la passività del fissarsi diventa un recepire il tutto, ogni persona, ogni ragazza nel raggio della sonorità della musica.
Che altro, il sapore dolciastro, amaro nel bene immaginato. Raffinato il discorso una ragazza cade ai miei occhi ad una festa e vuole che le racconti quella storia di quel mio amico a cui pensavo, poiché marocchino e in Marocco per lavoro e per gioia della comfort zone. Invece le parlo di non so cosa volesse dire la mia coscienza, ma il suo sguardo è penetrante, cerca di capire. Ogni tanto, quando in piedi, distolgo lo sguardo mentre lei mi risponde ad una domanda specifica che volgo. E svolgendo il mio processo mentale fuori dalla sua portata, penserà che non mi frega nulla, che non la ascolto, ma giusto a tre quarti della sua confessione orgogliosa, in cui dosa le lettere e le parole vista la mia testardaggine, la guardo dritta nel profondo e le proferisco due semplici parole con più intenzione nel gestire. Accanto a me un gran amico artista, che col suo freestyle mi aveva convinto della sua passione per la vita ancora quando no lo conoscevo, sapevo già sarebbe diventato un grande. Era forte e connetteva stelle nel cosmo attraverso i propri argomenti, poichè quando ti cimenti costruisci tanto. Intanto a questa festa lui stava male e stanco e triste. Accasciato sulle proprie ginocchia, a volte gesticola versi e mi assiucor che stia bene, gli offro del tè fatto in casa e pure una torta ma ha bisogno di stare in quel sottofondo, in quel substrato di pensieri, finché arrivava qualcuno, o meglio l'unica persona che lo potesse cogliere da quel prato di domandone, di silenzio poco silente. Ero sparito con l'amico pazzo che a inizio serata avevo trasportato col motorino rischiando la fusione del motore, essendo alto un metro e novanta, ma l'avventura fondamentale per creare la serata. Accompagnavamo ora due ragazze, leggermente giovani, ma decisamente matura sotto il punto di vista più ovvio, stalker professioniste. La volontà di ragazze che vogliono raggiungere ciò che desiderano, stalker per natura le donne quando intrigate, ma accompagnate non persero l'autobus e quindi niente tendata notturna in 4 e di corsa leggera in due torniamo alla festa, circa 2 km. Ci ri-disperdiamo nella festa e troviamo altre due ragazze con cui parlare, quest'altre molto più approfittatrici, non hanno un passaggio e cercano un posto dove dormire, ormai parlano e flirtano con tutti i ragazzi della festa per questa ragione. Danno il disgusto, ma due dame in tenda fan sempre comodo e al 65% delle probabilità per un'ora di fine festa-after party, sarebbero venute con noi a piantarla nel bosco quella piccola comunione e futura necessità di tenersi caldo. Trovano un passaggio per una festa da tutt'altra parte, ma a lor va bene, le chiedo il numero di telefono e poi ci sentiremo infine. Ma per quella sera, gli avvenimenti si susseguirono e per la mia mente calma filosofa non ci sono problemi, il sonno prende colpo e il freddo lo si batte presto, come il sentiero al buio verso il bosco sopra la città, con dietro nella strada i due tipi loschi più infidi della serata che sembravano seguirci. Ma invece no e la mattina dopo in deiscesa verso casa, ancora un pò perplessi dai sogni, in fondo avevamo trovato molti sbocchi di sfogo per la nostra coscienza, così a caso, come trovare un titolo e tramite due minuti di sforzo, meditare il mal di testa in mille e passa caratteri di scritto. In fondo è grazie a questo che quando cammino con la testa alta sto ritto.

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